Breakfast first

Eccoci qua, equipaggio al completo..
I miei due amici Couchsurfers finalmente mi hanno raggiunto. Si, di manodopera a bordo di Momo ce n`e bisogno eccome e questi due ragazzi che all`inizio credevo essere due signorini mi surclassano in quanto a resistenza..

colazione tropicale

colazione tropicale


Si inizia la giornata al solito a papaya, cocco, ananas e caffe’ e subito dopo si inizia il lavoro estenuante di svuotamento di Momo. Non conosco la barca e voglo capire di quali materiali disponiamo, pulire, catalogare, risistemare tutto a bordo.

Ora dopo ora la massa di oggetti sul pontile aumenta..

Tutto l`equipaggiamento di Momo

Tutto l`equipaggiamento di Momo


Finche' a pomeriggio inoltrato si contempla l'opera finita. Davvero l'impressione e' che il volume della roba portata fuori sia maggiore dello spazio creatosi all'interno del piccolo scafo.

Momo ondeggia leggera come una ballerina che abbia ritrovato la forma dopo anni di obesita'.. non e' certo un peso piuma ma la vedo leggera sull'onda adesso e la linea di galleggiamento si e' abbassato di otto centimetri buoni..
Ma e' un sogno destinato a durare poco, e piano piano la linea di gallegiamento si alza di nuovo, Momo si risiede sull'acqua.

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One thought on “Breakfast first

  1. « Quando

    mi diparti’ da Circe, che sottrasse
    me più d’un anno là presso a Gaeta,
    prima che sì Enëa la nomasse,

    né dolcezza di figlio, né la pieta
    del vecchio padre, né ‘l debito amore
    lo qual dovea Penelopè far lieta,

    vincer potero dentro a me l’ardore
    ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto
    e de li vizi umani e del valore;

    ma misi me per l’alto mare aperto
    sol con un legno e con quella compagna
    picciola da la qual non fui diserto.

    L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna,
    fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi,
    e l’altre che quel mare intorno bagna.

    Io e ‘ compagni eravam vecchi e tardi
    quando venimmo a quella foce stretta
    dov’ Ercule segnò li suoi riguardi

    acciò che l’uom più oltre non si metta;
    da la man destra mi lasciai Sibilia,
    da l’altra già m’avea lasciata Setta.

    “O frati”, dissi, “che per cento milia
    perigli siete giunti a l’occidente,
    a questa tanto picciola vigilia

    d’i nostri sensi ch’è del rimanente
    non vogliate negar l’esperïenza,
    di retro al sol, del mondo sanza gente.

    Considerate la vostra semenza:
    fatti non foste a viver come bruti,
    ma per seguir virtute e canoscenza”.

    Li miei compagni fec’ io sì aguti,
    con questa orazion picciola, al cammino,
    che a pena poscia li avrei ritenuti;

    e volta nostra poppa nel mattino,
    de’ remi facemmo ali al folle volo,
    sempre acquistando dal lato mancino.

    Tutte le stelle già de l’altro polo
    vedea la notte, e ‘l nostro tanto basso,
    che non surgëa fuor del marin suolo.

    Cinque volte racceso e tante casso
    lo lume era di sotto da la luna,
    poi che ‘ntrati eravam ne l’alto passo,

    quando n’apparve una montagna, bruna
    per la distanza, e parvemi alta tanto
    quanto veduta non avëa alcuna.

    Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
    ché de la nova terra un turbo nacque
    e percosse del legno il primo canto.

    Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
    a la quarta levar la poppa in suso
    e la prora ire in giù, com’ altrui piacque,

    infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso».

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