Stamp power

It is a healthy exercise to think about the meaning of the single words before structuring them in sentences, paragraphs, ideas.. the verbal language is a dynamic object. The talking been unconsciously deforms the meaning of words with time. That’s a positive process and is definitely the core of the genesis of a language. Taking something basic and structuring it into a complex concept. But this process of transformation must be monitored, especially in our age of fast changing. And we all can monitor it trough the proper use of a language.

The word bumping in my mind in these days, not finding a way out is bureaucracy.
I looked in an English speaking site, etymonline.com, for its etimology.
Bureaucracy comes from ‘bureau’, French for ‘desk’, office for extension, and the Greek suffix “-kratia” denoting “power of”. So power of office.
The same site goes straight to the core of the genesis of this word quoting a post-revolutionary France definition:
“That vast net-work of administrative tyranny … that system of bureaucracy, which leaves no free agent in all France, except for the man at Paris who pulls the wires. [J.S. Mill, “Westminster Review”, 1837] ”

Tyranny, yes. Bureaucracy is a tyranny and so was perceived in a society breathing fresh air like the French after the Revolution. In my mind bureaucracy is a negative word but I remember having used it with a neutral meaning in my native language.

Yes, let’s switch our search into a Language of a different group than English. Let’s have a look at the etymology of Bureaucracy in an Italian dictionary, trough an Italian dictionary of the early 20th Century (Ottorino Pianigiani’s Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana, free online on etimo.it).
Burocrazia: “the whole of officers of the public administration”.
Well, thanks!
In a Latin language bureaucracy metamorphosed into neutral word, peacefully describing to the citizen a group of people working for him behind a desk.

And so giving a neutral meaning to it we can decline bureaucracy in many different ways today, having an obsessive bureaucracy, a slow bureaucracy, a light bureaucracy and even an efficient bureaucracy.

Ok, let’s be critic now and go back to the true meaning of bureaucracy. A tyranny. Can a tyranny be light for a citizen? Can it be defined efficient in any way? No. A tyranny is efficient only with slaves.

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2 thoughts on “Stamp power

  1. Io ormai l’ufficio che deve rilasciarvi questo foglio lo immagino come l’Inferno in Dylan Dog, disegnato possibilmente da Ambrosini.

  2. “Il Dottor Benway è stato chiamato come consulente presso la Repubblica della Libertà, un luogo consacrato al libero amore e ai bagni continuati. I cittadini sono tutti molto equilibrati, onesti, tolleranti e soprattutto puliti. Ma l’avere convocato Benway rivela che non tutto procede bene dietro quella facciata igienica: Benway è un manipolatore e coordinatore di sistemi di simboli, un esperto di tutti gli aspetti dell’interrogatorio, del lavaggio del cervello e del controllo. Non avevo più visto Benway dal tempo della sua precipitosa partenza da Annexia, dove il suo incarico era D.T. – Demoralizzatore Totale. Il primo atto di Benway fu l’abolizione dei campi di concentramento, degli arresti in massa e, salvo certe circostanze limitate e particolari, dell’uso della tortura.
    — Deploro la brutalità — diceva. — Non serve.
    D’altra parte il maltrattamento prolungato, senza violenza fisica, dà origine, se applicato con abilità, all’angoscia e a un particolare senso di colpa. Si devono tenere a mente alcune norme o piuttosto principi informatori. Il soggetto non deve rendersi conto che il maltrattamento è un attacco deliberato di un nemico antiumano alla sua identità personale. Deve essere costretto a sentire che egli merita qualsiasi trattamento riceva perché c’è in lui qualcosa (mai specificato) di orribilmente colpevole. Il bisogno spasmodico dei tossicomani del controllo deve essere opportunamente nascosto da una burocrazia intricata e arbitraria in modo che il soggetto non possa entrare direttamente in contatto con il suo nemico.
    Ogni cittadino di Annexia era tenuto a richiedere una cartella completa di documenti e a portarla sempre con sé. I cittadini potevano esser fermati per le strade in qualsiasi momento, e l’Ispettore, che poteva indossare abiti borghesi, uniformi di vario genere, o essere spesso in costume da bagno o in pigiama, talvolta addirittura nudo salvo che per una piastrina appuntata al capezzolo sinistro, dopo aver verificato ogni documento lo bollava. Nell’ispezione successiva il cittadino era tenuto a mostrare i bolli opportunamente applicati nell’ultima ispezione. L’ispettore, quando fermava un grosso gruppo, si limitava a esaminare e bollare le tessere di alcuni. Gli altri erano allora soggetti ad arresto perché le loro tessere non risultavano appropriatamente bollate. L’arresto voleva dire «detenzione provvisoria»; cioè, il prigioniero veniva rilasciato se e quando il suo Affidavit, opportunamente firmato e bollato, veniva approvato dal Vice Arbitro delle Spiegazioni.
    Dal momento che questo funzionario conosceva sì e no il suo ufficio, e l’Affidavit doveva essere presentato personalmente, i postulanti trascorrevano settimane e mesi di attesa in uffici senza riscaldamento, senza sedie e senza servizi igienici.
    I documenti rilasciati in inchiostro simpatico si trasformavano in scontrini di pegno. Vi era una continua richiesta di nuovi documenti. I cittadini si precipitavano da un ufficio all’altro nel tentativo frenetico di far fronte a impossibili scadenze.
    Tutte le panchine furono rimosse dalla città, tutte le fontane chiuse, tutti i fiori e gli alberi distrutti. Enormi segnali acustici a elettricità in cima ad ogni isolato (tutti vivevano in appartamenti) suonavano ogni quarto d’ora. Spesso le vibrazioni scaraventavano la gente giù dal letto. Riflettori erano puntati sulla città tutta la notte (a nessuno era consentito di usare schermi, tendine, gelosie o persiane).
    Nessuno guardava mai gli altri a causa della legge che vietava di importunare, con o senza approccio verbale, chiunque per qualsiasi scopo, sessuale o altro. Tutti i caffè e i bar erano chiusi. I liquori si potevano ottenere soltanto con un permesso speciale, e quelli così ottenuti non si potevano vendere o dare via o rifilarli in alcun modo ad altre persone, e la presenza di chiunque altro nella stanza veniva considerata prima facie come prova di cospirazione per trasferire liquori.
    A nessuno era consentito chiudere a chiave la porta, e la polizia aveva il «passo» per tutte le porte della città. Accompagnati da un sensitivo i poliziotti fanno irruzione nell’appartamento di qualcuno e danno inizio alla «ricerca».
    Il sensitivo li guida nel trovare tutto ciò che l’individuo intende nascondere: un tubetto di vaselina, un apparecchio per clistere, un fazzoletto sporco di sperma, un’arma, alcoolici detenuti illegalmente. E la polizia sottopone sempre la persona sospetta alla più umiliante perquisizione delle sue nudità, sulle quali fa commenti beffardi e sprezzanti.
    Oppure si buttano su qualsiasi oggetto. Da un nettapenne ad una forma di scarpe.
    — E a che cosa dovrebbe servire questo?
    — È un nettapenne.
    — Un nettapenne, dice lui.
    — Adesso posso dire di avere sentito tutto.
    — Credo che sia proprio ciò che ci interessa. Venite con noi.
    Dopo alcuni mesi di queste pratiche i cittadini si ritirarono spauriti negli angoli come gatti nevrotici”.

    Burroughs, “Il pasto nudo”

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