Momo: Photo-story of the trip 2nd

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2Momo – Dominican Rep. to Bermudas

2ND EPISODE
In the 1st episode the local Authorities agreed to let us go. As soon as I had the papers for leaving in my hands I declared I will have gone the morning after at 10am. Here begins a part of the story I haven’t been able to describe in pictures. I will try in words.
The day after at 9am we have an expected visit: anti-drug team to check that we are not carrying illegal cargo. Three men and a dog trained in the US. One of the men is the ‘dog’s operator’. Him, the dog, plus another agent ask permission to come on board. They ask me to be there while they do their job and of course I would not let them do it without me, that’s for sure!

We all stick into the narrow cabin of the Momo. In the meanwhile the hull is shaken by a moderate but lively swell being created by the upcoming Eastern wind. The dog tries once, twice, once again to jump out trough the companionway, not comfortable inside the rocking cabin while the operator himself shows signs of seasickness. I wonder if this will be a short visit.. it will be not.
After few seconds the dog gives an alarm signal: he sits and point a suspicious direction with the steady noise.
Here we are… troubles, I think.

They ask me to open cabinets and the flooring. I empty them but the dog still gives alarm. Then I am asked to move all the stuff in the cockpit but the dog gives alarm again. Jackets, soft bags, everything goes outside… but the dog, still into alarm position!
At this point the operator declares “from this point to forward I want everything out”. That means all the fore part of the boat would have to be emptied. In a few minutes me and Ignazio create a big bunch of covers, sails, bags and food in the pontoon. And the dog, back to work gives the same signal! The operator has an intuition: “have you got drugs on board?” yes, I have. After few trials around the medicines the operator and the full team decide that the medicines were confusing the dog. They are convinced now that the rusty and rotten Momo is clean, they apologize for the mess and go.

Simultaneously the Navy officer who observed everything from the pontoon comes to me and says, showing a paper: “can you read here, your permit was for leaving at 10am… now it is 10.40, I give you half an hour to go”. I complain stating that I’ll need at least two hours for setting the cargo back again, but after further conversation I decide that enough is enough, it is better to take the chance that we finally are allowed to leave and leave!
We set things back, rushing, trowing bags in the saloon. Half an hour later I see the officer coming towards us from the cafe’ where he waited. At the same moment we are working at the mooring lines, slipping them on-board and seconds after we are motoring trough the lagoon heading for the open sea.

It won’t be a happy beginning. The swell is steep and a confusing cross sea is making our navigation broken and syncopated. All the unsecured stuff keep rolling in the cabin. Almost each wave breaks into the cockpit and a window on the leeward side leaks seawater badly. We will suffer two days of wild beating to windward with nausea, eating snacks, sleeping in wet clothes…

SECONDO EPISODIO
Alla fine del primo episodio le autorità domenicane (la ‘a’ minuscola non è una svista..) mi avevano gentilmente concesso di lasciare le loro acque dopo venti giorni di trattative. Nello stesso istante in cui ho ricevuto il permesso ho dichiarato che sarei partito l’indomani mattina alle 10.
Qui inizia un capitoletto di questa mia storia che non ho potuto rendere in immagini e che cercherò quindi di raccontare a parole.

Alle 9 del mattino del giorno X (quello della partenza) si presenta al pontile la squadra anti-droga composta da tre agenti, un cane lupo addestrato negli Usa e il suo operatore. Controllo di routine.. certo non c’era da aspettarsi che con una barca come il Momo non ci avessero notati, e comunque il controllo lo fanno QUASI a tutti. L’operatore chiede il permesso di salire a bordo con il cane più un agente. Mi dicono che devo essere presente al controllo. Chiaramente voglio esserlo.

Entriamo tutti e quattro dentro la cabina del Momo. Intanto il vento si e’ levato, ha alzato un po’ di onda che investe il Momo al traverso facendolo rollare. Il cane, affatto a suo agio tenta piu’ volte di saltare fuori attraverso il tambuccio mentre il suo operatore accusa giramenti di testa. Mareo, come lo chiamano qui, mal di mare. Sara’ una faccenda breve penso io, contento come quella volta in cui mi presentai all’esame pratico di patente nautica con vento forte e freddo pungente. Non lo sara’.
Si inizia.
Dopo pochi attimi il cane da’ un segnale di allarme verso i locali di prua. Lo fa nel modo convenzionale ovvero sedendosi e puntando con il muso una direzione fissa: quella da cui sente provenire odori sospetti.
Eccoci, ci siamo, mi rabbuio. Inizia la giostra.

Si aprono stipetti e gavoni, li si svuota del contenuto, cane, ancora segnale, si porta il suddetto contenuto in pozzetto, ancora cane, ancora segnale, poi borse, giacche, tutto in pozzetto ma niente, il cane si ostina a puntare verso prua. Allora l’operatore mi fa, accompagnando la richiesta con gesto delle braccia tese di traverso al busto, “da qua verso prua, tutto quello che c’e’ lo voglio fuori”, dove il qui e’ il quadrato del Momo. Risultato: di li’ a poco il pontile e’ ingombro di coperte, vele, borse stagne, viveri… e il cane? Macche’, lui da ancora il segnale, verso prua. Al che all’operatore si accende una lampadina: “hai medicine a bordo?”, si ce ne ho, rispondo. Benche’ queste non fossero a prua dopo alcune prove costatano che il cane si confonde vicino alla scatola delle medicine. La squadra si convince che, si, siamo davvero una barca di pezzenti ad andare in giro con quella carretta senza neanche trasportare un po di merce buona!

“Mi scusi , e’ il mio dovere” mi fa l’operatore riferendosi al macello creato, e la squadra si avvia verso terra.
Ma un attimo dopo si avvicina l’ufficiale di marina (le minuscole non sono una svista!) che fino ad allora era stato in disparte sul molo ad osservare. Mi mostra il ‘Despacho’, il permesso di partire: “vedi qui, c’e scritto che dovevi partire alle 10.00… sono le 10.40, ti do mezz’ora per andartene”. Reclamo perche’ osservo che ci vorrebbero un paio d’ore per stipare di nuovo la roba per bene ma poi preferisco lasciar perdere. Piu’ di una volta avevo osservato equipaggi che si erano visti revocare il permesso per aver ritardato! Stipiamo la roba al meglio e in tutta fretta, qualcosa viene buttato in cabina, poi si vedra’. Quando l’ufficiale sta gia’ percorrendo il lungo pontile per venirci incontro, molliamo gli ormeggi, attraversiamo la laguna e prendiamo il largo.

Non sara’ una festa questa partenza. Il vento soffia duro proprio dalla direzione verso cui siamo diretti, le onde alzate sono corte e incrociate. Tutto balla e si muove in cabina, la prua alza spruzzi che investono il pozzetto ad ogni onda presa. Un’oblo, sul lato sottovento fa acqua malamente. Saranno due giorni di bolina selvaggia, nell’incoscienza, nella nausea da mal di mare…

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5 thoughts on “Momo: Photo-story of the trip 2nd

  1. Bel racconto e bella avventura, seguirò il prossimo reportage.

  2. well, at least they let you leave! 🙂 love the style of writing, it didn`t take me too long to feel as if I was reading a novel. pictures really don`t need any comments – they are brilliant.. if by sharing them, you had a made at least one person happy – well that was me! the comforting blue and freedom of an empty horizon….

  3. beautifull story !! I have to laught about your experience in DR. What a country !! Hopeless !! I am very happy to know that you are safe home. If you pass by switzerland, you have to remenber that I also have a sofa ! ! ( not just Stephan)Bulle is on your way to italy…
    Hasta luego y mucha suerte…jaclyn

  4. I am sure who was more stupid, the dog or its handler……. good story

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