Stars!


ENG

I never seriously thought about learning astro navigation. Yes, I had always been attracted by this romantic way of plotting a fix. Catching a celestial body in the sky, measuring an angle between this light years distant object and your nearby horizon,  browsing a bulky Almanac and value after value getting a Latitude and Longitude, the magical duo that tells us where we are. All navigators from the eighteenth Century to a couple of decades ago, sailed the big seas assessing their position by  this way.

I am convinced that a bit of adventure is an important part of the enjoyment of our time spent on the water. And the use of a sextant gives to it that bit of scent of adventure sailing. Nonetheless the simplicity and reliability of a modern gps gave no escape to my thoughts. I knew I would never have spent  so much energies mastering a fine knowledge when I had the alternative of a simple ‘click’ on the gps to get a much more precise result.

A month ago I decided to upgrade my sailing certificates and Rya included astro navigation as part of the program of study. So I was in, finally approaching a course I would probably not have ever done if it was for my will of knowledge alone.

The instructor introduced the course with the following statement: Gps is an unreliable system. It all hangs over a bunch of obsolete satellites that one day or another will fall dead or in the worst scenario can be shut by the owners (namely the Americans) for whatever reason (namely wars).
I was not totally convinced about this incipit. The course went on and after few basics about the theory of Altitudes and Zeniths, Meridian Sun sights, the Stars, Polaris and the Moon we started to work out some numbers. The same evening, at home I was less convinced that I was in the morning. All those odd calculations looked too complicated to me and the need of exploring this obscure discipline in modern times was uncomprehensible…

I kept following the course, day after day. I felt I would not have used the method in practise nonetheles astro navigation was a requirement for my papers so I had to keep on doing it.
Eventually after a couple of days things changed. I was getting into the machanic of thing. I started to understand the dynamics behind the numbers and I finally saw a reason under the numbers themselves. This all happened one day during the course and this turning point was decisive: I started to love the whole thing!

Managing a delicate instruments, measuring with precision an angle subtended with an object, namely a planet or star, far away in the deep ocean, making calculations over a book full of numbers and, while under way in your tiny hull lost in the big Ocean knowing with few miles precision your position. Being able to master all this process finally showed up as an irresistible thing.
Perhaps the most irresistible element behind astro navigation was the feeling of indipenence it communicates. You can manage your sailing from your chart table and cockpit without any external aid if not a star, piercing the sky and delivering its light directly to your eyes. Also the conception of sky vault behind all the theory participates creating a sense of uniqueness and self-dipendency: in fact you pretend to see celestial bodies rotating all together around our planet (this is the way all calculations are simlified). In a sense we can say that astro navigation is based on te Aristotelic conception with Earth at the centre of the Universe! Something that increases mistery and fascination on the use of this tool..

I finished the course and I cannot wait to try the whole process at sea now!

ITA
Devo essere onesto. Non ho mai pensato seriamente di cimentarmi nell’apprendere i principi che regolano la navigazione astronomica.
Si, fin da quando ho iniziato ad andare per mare avevo subito il fascino di questa disciplina attraverso la quale per due secoli e mezzo i marinai del mondo occidentale avevano solcato gli oceani.

Il pricipio alla base della cosiddetta navigazione astronomica é semplice: attraverso il sestante si misura l’angolo sotteso tra un corpo celeste, lontano milioni di km, se non anni luce e il relativamente vicino orizzonte terrestre (la superficie del mare). Se ne ottiene un dato numerico che va elaborato con semplici calcoli aritmetici attraverso l’uso di un paio di libri zeppi di tabelle fra cui le Effemeridi Nautiche. Questi calcoli ci svelano la posizione sulla griglia latitudine/longitudine dalla quale l’astro poteva essere osservato a quella distanza angolare dall’orizzonte al momento in cui abbiamo effettuato la misurazione con il sestante. Ovvero la nostra posizione in quel momento.

L’uso del sestante mi appariva come una cosa romanticissima e non nego che nei miei primi anni in mare ne identificavo la padronanza con il culmine dell’arte della navigazione.

Con il tempo poi mi sono disilluso e convertito ad un pragmatismo di stampo elettronico: un Gps di buona marca ha un costo irrisorio e se ne possono imbarcare a sufficienza, tra fissi e portatili, per fronteggiare ogni tipo di avaria. E allora perche’ complicarsi la vita imbarcando un costoso e delicatissimo strumento meccanico-ottico (il sestante), un paio di libroni che per di più vanno ricomprati ogni anno e soprattutto trascorrere almeno 10 minuti fra pozzetto e tavolo da carteggio per ottenere ciò che il Gps fa in pochi attimi, da solo e con maggiore precisione?

Non credo avrei piu pensato al sestante se la navigazione astronomica non fosse stata inclusa come pre-requisito per un nuovo brevetto che sto prendendo qua a Plymouth. Mi sono così iscritto al corso di Astro-navigation della RYA con un certo interesse, sì ma certamente senza pensare che stavo per acquisire una tecnica che avrei padroneggiato in fututo. Al contrario, era un interesse di tipo accademico, per così dire, ma proprio per dire, perchè a me piace imparare cose che posso poi utilizzare nella pratica e la mia mente ė ostile alla teoria pura.

L’introduzione al corso da parte dell’istruttore verteva su un approccio ben più radicale. Questo più o meno appoggiava le sue basi nella tesi che nel mondo dove ‘affidabile’ significa affidabile al 100% il gps va percepita come una fonte di informazione tutt’altro che sicura. Nelle parole dell’istruttore il Gps e’ soggetto a guasti principalmente a causa del fatto che i satelliti che ne sorreggono il sistema sarebbero ormai obsoleti e gli Usa, che ne sono in tutto proprietari non avrebbero in preventivo un programma di sostituzione. Il fatto stesso che un solo Stato detenga il sistema nella sua interezza poi lo rende soggetto alle condizioni dello Stato stesso e nel caso peggiore a spengimento o criptamento in caso di guerre. Per gli Inglesi questo e’ abbastanza: per sentirci sicuri in mare dobbiamo avere un sistema di back up del Gps.
Il sestante, appunto.

Ad ogni modo siamo passati ai numeri: tabelle, angoli, calcoli piuttosto semplici ma da fare nella giusta sequenza, sottrazioni e addizioni con gli angoli che non facevo da troppo tempo e che mi facevano impazzire. Alla fine della prima sera ero esausto.. ciò non era poi così male perché alla fine della seconda sera ero invece totalmente fuso: andavo convincendomi che questa disciplina oscura, al limite della stregoneria rappresentava una complicazione irragionevole per giustificarne l’utilizzo anche nell’ottica di sicurezza con cui veniva proposta.

Dovete sapere che in navigazione astronomica si assume il modello, erroneo, avente la terra al centro di un sistema attorno al quale ruotano tutti gli altri corpi celesti, stelle, pianeti, sole, luna. In pratica si ignora l’Eliocentrismo e si torna al sistema Aristotelico-Tolemaico che pone la Terra al centro di tutto. Questo modello, che è una semplificazione e in quanto tale sostenuta a beneficio della semplice, perennemente stanca mente del navigante, inizialmente però non fa altro che accrescere la confusione.
Il corso dura cinque giorni, da mattina a sera. Con l’andare delle lezioni qualcosa cambiava. Iniziavo ad afferrare un concetto, poi l’altro e a cascata un’altro ancora fino ad avere un quadro ragionevolmente chiaro della semplificata geometria astronomica che ci ponevamo come modello. Passo passo sono entrato nel meccanismo e me ne sono lasciato affascinare.

E lo ammetto, ho iniziato a godere della sensazione di padroneggiare un’arte che senza aiuto esterno se non quello naturale di un astro che fori la volta celeste fino a lambire il pozzetto della mia barca, e lavorando solo tra pozzetto e tavolo da carteggio possa riuscire ad ottenere una latitudine/longitudine sufficientemente precisa da lavorare una rotta in navigazione d’altura.
Tutta la concezione poi della volta che gira intorno alla Terra, e in ultima analisi alla mia barca mi è apparsa poi come una incredibile concessione al mistero e ad una piacevole sensazione di sentirsi al centro del tutto che già, la barca tende a regalarti per sua natura.

Il corso è finito e adesso non aspetto altro che applicare la teoria ad un passaggio oceanico!

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2 thoughts on “Stars!

  1. Che spettacolo, è troppo romantica come sa… In un mondo che va avanti tutto di elettronica pensare di essere in mare di notte il rumore dell’acqua il vento che spinge la tua barca e la rotta segnata dalle stelle è poesia!!

  2. Molto bello e affascinante. E il recente naufragio della ipertecnologica Vestas alla Volvo Ocean Race conferma che affidarsi in toto al gps non è poi così saggio.

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