Oiseaux

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ITA
È pensiero comune, o almeno così mi pare, che gli uccelli siano, fra gli esseri viventi, i più liberi. A sostegno di ciò basta, o così pare, il fatto che essi volino, leggeri, sulle teste di tutti gli altri animali del creato, capaci, con sforzi apparentemente minimi, di percorrere in breve tempo distanze per le quali tutti gli altri (fatta eccezione dell’uomo-macchina) necessitano di tempi esponenzialmente più lunghi. Ancora più convincente però parrebbe essere il fatto che questi rettili volanti siano liberi di andarsene dove vogliono nel contenitore tridimensionale che è l’elemento-aria.
Considerando che il concetto di libertà è nella nostra cultura collegato a quello di felicità si potrebbe perfino pensare che il volatile pennuto sia un essere molto felice.
C’è poi il fatto, più filosofico che questi esseri piumati ci guarderebbero dall’alto, guarderebbero noi altri bipedi, quadrupedi, polipedi ed animali striscianti, schiacciati miseramente a terra dalla gravità terrestre mentre loro, apparentemente la sfidano e la vincono.

Questo schema forse è valido per alcuni uccelli… Ma certamente da ciò che posso osservare, non per quelli marini. Certamente non lo è per gli uccelli che si incontrano al gran largo, a centinaia di miglia dalla terra più vicina. Quando io osservo dalla barca un volatile passarmi vicino in volo la mia sensibilità mi suggerisce che esso sia fra i più tormentati degli esseri viventi.
Quello che normalmente etichettiamo come librarsi a me sembra piuttosto un disperato vagare. La presunta libertà di volo la leggo piuttosto come un tormentoso navigare fra i venti per risolvere quotidianamente l’assillante problema del procacciarsi cibo, o del migrare (azione che noi umani associamo al bisogno più cupo).

Gli uccelli marini sono condannati al volo. Ma la la loro vera condanna è la necessità di leggerezza. Dovendo restare perennemente pronti al volo essi non possono permettersi quello che per la maggioranza degli animali è il lusso più grande se non il motivo stesso della propria esistenza: la pancia piena.

Sono seduto a cavalcioni della prua della barca, una gamba a destra l’altra a sinistra della stretta lama di metallo che taglia le onde. Siamo in Oceano, circa settecento miglia ad Est delle Antille. Un esserino solitario sorvola da basso la superficie del mare. Vola nervosamente cacciando l’occhio di continuo a cogliere il minimo barlume di luce sottomarina che per lui significherebbe pesce, cibo. Sollievo temporaneo dal quotidiano bisogno di procacciarsi energia. Il rettile piumato vola intorno alla barca, la precede per un po’, poi la segue da vicino planando sul pozzetto per osservarci, curioso. Infine torna al suo volo rasente sulla superficie marina e come barcollando nel suo volo sincopato si allontana gradualmente da noi fino a sparire nascosto tra i flutti che sorvola da vicino.
Ad esso ne seguono altri durante il giorno. L’oceano è sorprendentemente pieno di questi vagabondi solitari.

Potreste a questo punto facilmente interpretare che io non nutra simpatia per i volatili marini. Invece nutro per loro una simpatia viscerale.
E riconosco di rispecchiarmi nel loro vagare in maggior misura (benché non totalmente) di quanto mi rispecchi nel placido stanziare, a pancia piena del mammifero terrestre.

ENG
It is common sense considering birds among the freest of the living creatures. It must be because they fly over all other animals’ head, able to cover the longest distances with minimal effort. The same distance to cover which any other animal of the Nature (with the exclusion of the man-machine) would spend days they cover it in hours.
Even more convincing is the fact that they are supposedly free to fly wherever they want inside the tri-dimensional support that is air.
The concept of freedom is directly linked with the concept of happiness. And so we should even argue that birds are happy.

That is probably true for some birds. But my experience suggests to my sensibility that it is not true for seabirds. And I can be reasonably sure that it is not true for offshore seabirds. When I watch a seabird flying over the ocean from my boat I have different sensations. My sensibility tells me that they are among the most tormented of the living beens.
What most of people define as soaring feels like a meandering to me. What is presumed to be freedom, the freedom of flying feels to me like a desperating rambling against the winds in order to solve the desperate, daily struggle for food or to migrate.

Seabirds are convicted to the fly.
But their true conviction is the absolute need of lightness. Been perpetually ready to fly as they are, they cannot afford the luxury of the true love of most animals: a full belly!

I am sitting on the bow, one leg to each side of it while the boat is sailing Eastward pushed by a fresh breeze. We are seven hundred miles East of the Caribbean. A lonely black little thing overflies the waves dipping into each one of them to stick his side eye beyond the surface of the sea. He is in search of any little spark of shine, a sign of the presence of fish. Food.
He overflies the cockpit, than passes beside the boat and ends up exploring each side of the bow before disappearing behind the uneven perspective of the sea. Other birds follow during the day. The ocean is surprisingly full of these wandering vagabonds.

You should think that I don’t really love these animals.
On the contrary I have a visceral sympathy for them. I feel my existence been closer to their solitary wondering than to the pleased full belly happiness of the land mammals!

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One thought on “Oiseaux

  1. Beh, bisogna probabilmente ammettere che l’assillante problema quotidiano di procacciarsi il cibo degli uccelli marini è aggravato dal fatto che i mari sono sempre più vuoti di pesci per colpa degli uomini che li pescano per poi “stanziare a pancia piena”. Magari, se fosse più facile trovare pesci di cui cibarsi anche gli uccelli marini sarebbero molto più felici, sebbene, con la pancia piena, potrebbero avere più difficoltà a volare liberi nel cielo e si troverebbero anche loro a stanziare con la pancia piena 🙂

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