Orizzonti limitati

ITA
Vi sembrerà scontato, o forse improbabile. Magari folle. Ogni volta che sto in mare per un periodo sufficientemente lungo vengo invariabilmente a conoscenza di un nuovo capolavoro musicale.

Qualcuno potrebbe farmi notare che le occasioni di scoprire musica in alto mare non sono poi cosi’ numerose. A meno che non si voglia proprio classificare come musica lo scrosciare dell’acqua sullo scafo, il gorgogliare di essa intorno al timone, l’ululare del vento sul sartiame, e il picchiettare delle manovre sulla coperta, caso in cui le melodie marine risulterebbero allora infinite, si puo’ asserire che di musica vera e propria in mare non se ne possa trovare alcuna. Eppure posso assicurarvelo. Ogni volta che un viaggio in mare giunge al termine, fra le bellezze che questo mi ha regalato quasi sempre si nasconde la scoperta di un nuovo gruppo straniero, di un cantautore italiano, mai conosciuto e di eccezionale valore, di un folk singer di un qualche Paese esotico.

Devo spiegare, e chi mi conosce personalmente lo sa, che io non sono nè un esperto nè tantomeno un fine decifratore di musiche. Nei sempre troppo lunghi periodi a terra, anzi, quasi mai faccio ricerca musicale. E finisco cosí perloppiù ad ascoltare, grossolanamente, quello che una radio, o un suo emulatore sotto forma di smart phone mi offrano sul momento se non ciò che il mio lettore mp3 contiene, spesso la stessa selezione per mesi.
Va detto però che l’ambiente della traversata e dei suoi ‘pre’ e ‘post’ molto spesso offrono materiali e spunti nuovi. Ci sono gli esponenti della comunità dei navigatori sempre ben forniti e con i quali scambiarsi giga di mp3. E ci sono poi gli amici, ospiti o equipaggi casuali che imbarcandosi portano con sè centinaia di album tra i loro preferiti per non rischiare la noia del mare.

Grazie a tali apporti si può finire per partire con molto piú materiale di quanto saremo in grado di consultare nel tempo libero che la navigazione concede: musica, libri in forma digitale, film. Ma una volta mollati gli ormeggi la selezione che avremo fatto, per ampia che sia, resterà tale e pertanto limitata a se stessa. E così nei periodi trascorsi in mare avremo a disposizione una mole circoscritta, forzatamente immutabile di materiale. Sono gli orizzonti limitati.

Salpo per una traversata. Trascorro il primo giorno abituandomi alla nuova barca, riparando avarie, mangiando qualcosa senza impegnarmi troppo nel cucinare. Passo la prima notte abbastanza facilmente poichè sono fresco e riposato. Il secondo giorno ė quello di passaggio. Poi, se il meteo non ci mette la sua, prendo il ritmo e già dal terzo giorno di navigazione la traversata si fa routine. Inizio a leggere e ad ascoltare musica. Non guardo film normalmente. Ascolto una cosa, passo velocemente ad un’altra, poi ne provo una terza e non mi sembra male. Vado avanti, cerco di diversificare i miei orizzonti.. Ma questi mi si stanno già chiudendo attorno. Già un paio di motivi dal terzo album, quello non male mi si ripropongono nella testa ogni volta che mi sveglio. Affronto di nuovo l’album, tutto intero dal primo all’ultimo pezzo una volat, due, tre. Poi in maniera arbitraria ascolto i singoli pezzi che più vividamente mi vengono alla mente, magari dopo la doccia serale, al tramonto mentre aspetto di cucinare o di notte mentre sono di guardia. È fatta. Ho creato un nuovo mito nella mia discografia personale.

ENG
I still haven’t understood why it happens. But it does. Every time I sail for a period long enough I invariably discover a new masterpiece in music.

You should argue that occasions for discovering music at sea are not so many… assuming you don’t want to classify the rushing of the water on the hull and the beating of the rigging on the wind as music (in such case melodies would be infinite in the seas) you can say for sure that music at sea does not exist. Nonetheless I can state it firmly: every time I come back from a sea voyage, among the many treasures it has given to me I can spot a new album from a group, a French folk singer, an African patriotic singer.

For those not knowing me personally I must specify it: I am not a music estimateur at all. When I am on land I pick music randomly, just listening to whatever I get in contact with. I am also quite ignorant about music itself.
But the Ocean cruisers’ environment is extremely prolific of new things. All the cruising sailor normally carry Tera’s of sound material. Furthermore new crew and friends coming and going on board add ideas, inspirations if not whole Hard drives full of music.

You can easily end up boarding much more audio material than you’ll ever be able to listen during a trip.
But the very important point is one: once you set sail everything you’ll have carried with you will be necessarily limited to itself. By this way the amount of things to get in contact with when we are at sea is finite. These are the limited horizons (as for title in Italian).

Time to leave. I am setting sail. The first day of navigation is all about getting used with the boat, normally repairing little things going wrong, eating and trying to assess the whole situation. Starting from the third day I normally start to set a routine. And music and reading are part of this routine. I don’t watch videos in navigation.
I listen to something, I swap to a new album and to a new one again, perhaps finding it not too bad. I keep jumping from an album to another one but soon a single track comes in my mind. I try to diversify my horizon but the horizon started already to close itself around my soul, slowly strangling me… I start to wake up with random tracks of the same album in my mind. I listen the whole album, once, twice, three times, then go back to single tracks. I repeat the listenings one after the other, after the evening shower, during a night watch. It’s done. A new personal myth in music is created!

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